NewsParma Chiama, lettera aperta di Davide Battistini

31 Marzo 20200

Non dimentichiamo il valore di una voce amica, nella sofferenza

Sono drammatiche le testimonianze dei medici ospedalieri in prima linea nella lotta al Coronavirus in Italia. Le ha riportate ‘Il Giornale‘ sul proprio sito confermando ancora una volta che non siamo di fronte a una semplice influenza. A tal proposito sono sconvolgenti le parole della dottoressa Francesca Cortellaro, primario del pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo Borromeo: “Sai qual è la sensazione più drammatica? Vedere i pazienti morire da soli, ascoltarli mentre t’implorano di salutare figli e nipotini. Vedi il pronto soccorso? I pazienti Covid-19 entrano soli, nessun parente lì può assistere e quando stanno per andarsene lo intuiscono. Sono lucidi, non vanno in narcolessia“. Il medico prosegue spiegando quanto sia terribile questo virus: “È come se stessero annegando, ma con tutto il tempo di capirlo. L’ultimo è stato stanotte. Lei era una nonnina, voleva vedere la nipote. Ho tirato fuori il telefonino e gliel’ho chiamata in video. Si sono salutate. Poco dopo se n’è andata. Ormai ho un lungo elenco di video-chiamate. La chiamo lista dell’addio. Spero ci diano dei mini iPad, ne basterebbero tre o quattro, per non farli morire da soli“.

Tutto nasce cosi, da un post su Facebook.

Tra le tante notizie sul Covid-19, rassegnato all’infinito fiume di testimonianze, c’è un racconto che ti blocca e ti inchioda, come un pugno nello stomaco. Sono alcune parole di una dottoressa, che ti colpiscono, dritte: sensazione drammatica, morire da soli, t’implorano di salutare i figli e i nipoti. Entrano soli, intuiscono lucidi, lista dell’addio, basterebbero tre o quattro iPad per non farli morire da soli.

Parole che iniziano a tornare e ritornare nella mente: soli, lucidi, basterebbe poco.

E allora? E allora si, basterebbe veramente poco. Basterebbe capire come si fa, chiamare qualcuno, capire come comprare i tablet, le SIM ricaricabili e donarle all’ospedale per i pazienti. Ma telefonare a chi? A chi oggi si è lanciato a raccogliere fondi, magari loro sanno come fare. Risposta: grazie veramente, non sappiamo chi contattare ma vediamo di fare il possibile. Aspetti il pomeriggio. Si, aspetto, grazie. Arriva la telefonata, c’è un problema, meglio darli a chi oggi è già in reparto che so, un’associazione e poi c’è il problema della sanificazione degli apparecchi. Aspetti, vediamo. Passa un giorno, e intanto continuo a pensare che sia importante far presto, in tv continuano a dire che entrano soli e i parenti non li vedono più, non sanno dove sono e poi non li salutano più, i funerali sono vietati, li cremano.

Dai bisogna riuscire. Ecco che arriva al venerdì la telefonata dall’ospedale.
La responsabile dell’ufficio comunicazione mi ringrazia e mi dice che faranno uno strappo alle regole, che vista la bellezza del gesto, hanno risolto sia per la sanificazione – li metteranno in buste – che per la gestione. Se ne occuperanno loro e chiederanno ai singoli reparti di occuparsene. Solo, non i tablet ma gli smartphone, che sono sono più maneggevoli per i pazienti allettati.

Si può fare, procediamo e grazie, mi dice.

Allora via, ora dove li compro? E chi li sistema? E le SIM? Ok, chiamiamo un amico imprenditore che si occupa di informatica e connettività. “Ciao Gianluca, hai sentito della dottoressa, quella che presta il suo telefono per far chiamare casa? Ecco è allucinante, basterebbe fare qualcosa. Che ne dici se mi procuri 4 o 5 cellulari me li sistemi con WhatsApp o altro per telefonare e mi dai alcune SIM prepagate?”.

“Certo, lo avevo letto e mi aveva colpito. Dai, ci sto! Lo facciamo assieme. Mi metto subito in pista e sento i mei tecnici”. Grande Gianluca, con cui scambio 20 messaggi fitti e veloci, con aggiornamenti sulla fattibilità.
Bene: ordiniamo 20 telefoni con custodia, batteria e SIM con 6 mesi di abbonamento, arrivano da Amazon martedì, cosi giovedì consegniamo. Dai bellissimo, dobbiamo fare di più. Cosi mi metto a scrivere venerdì sera a tanti, e in tanti mi dicono “bello, ne parliamo, chiamami domani”.

Tanti diversi ma uniti nel portare avanti l’idea.

E fra i tanti ci sono i Marco, Luca e Alan, amici Lions sempre presenti. C’è Filippo, comandante della Assistenza Pubblica di Parma che mi dice “bello, lo facciamo assieme, potremmo coinvolgere anche noi come Fondazione della Pubblica”. E poi coinvolgere il direttore dell’ospedale di Parma e quella di Vaio e Borgotaro. E poi sensibilizzare la cittadinanza con la Gazzetta, “chiamiamo il Direttore che ci dà sempre spazio”. C’è Toni, papà come me, che mentre mi chiede una mano per far arrivare mascherine dalla Cina, mi dice “beh dai se è solo per quello un telefono lo prendo anche io da donare”. Poi mi scrive dopo un minuto: come ti do i soldi? I telefoni sono due, ho già trovato un altro amico imprenditore. E poi dopo due minuti i telefoni sono quattro “ma dimmi come faccio, un amico è di Milano”.

E’ una rete che si allarga, che continua a crescere

C’è Leonardo, giovano consigliere comunale. Mi dice che addirittura potrebbe coinvolgere il Comune, che ha raccolto tanti soldi per l’emergenza e se la cifra e così bassa, potrebbe parlare a chi se ne occupa per capire se possiamo comprarne di più e coinvolgere e sensibilizzare la cittadinanza. E poi sai… Tim è partner di Parma 2020 magari, se li coinvolgiamo, i telefoni li danno loro già sistemati e con loro SIM. Cosi magari costano meno che su Amazon! Poi c’è Nicola, Sindaco del mio paese, Sorbolo. Si prodiga da tanti giorni nel dire STATE A CASA, nel parlare di tutti i negozi che fanno consegna a domicilio, nel tranquillizzare quasi 24 ore al giorno chi lo chiama. E lui mi dice “bella idea, basta poco, alcuni anziani trovano il coraggio di rialzarsi e combattere il virus anche con l’empatia, perché riescono a salutare e parlare con i parenti. Come posso aiutarti? Potrei prendere un telefono io e proporlo nella chat dei sindaci. Cosi che tutti possano dare il loro contributo e fare una donazione molto pratica all’ospedale. Sarebbe un bel segnale ed esempio. Si dai, girami qualcosa che condivido subito”.

Ecco domani intanto doniamo i primi telefoni

Diamo i primi smartphone all’ospedale di Vaio e a quello di Parma. Poi vedremo, ma se riusciamo a far sapere che no, i nostri anziani possono entrare soli, ma non sono soli perché ci sarà un telefono per chiamare casa e per dire ai parenti dove sono, per abbracciarli virtualmente. Per lottare assieme. Allora, se ci riusciamo, il pugno che mi è arrivato nello stomaco sarà sempre diretto, ma un po’ meno forte. E magari chissà, magari da oggi i reparti, finita l’emergenza, avranno comunque dei telefoni per chi è ricoverato, per connettersi e sentirsi un po’ più a casa.

Tutto nasce così, da un post su Facebook

 

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