ExperienceIl supereroe che sostiene il realismo

30 Marzo 20200

Uno studio condotto ad Harvard afferma che esiste un’ampia rete di connessioni tra il nostro corpo, la nostra mente e i nostri comportamenti che li condiziona vicendevolmente. Sembra infatti che, quando adattiamo il linguaggio del nostro corpo a quello di un vincente, riusciamo anche a sentirci, pensare e agire come un vero e proprio vincente. Accresciamo, quindi, positività, fiducia in noi stessi e ci figuriamo come dei “supereroi”.

Questo tipo di atteggiamento va ovviamente guidato nel quotidiano e misurato rispetto alla tendenza odierna all’ottimismo e al cercare alibi fuori dalla nostra sfera di competenza personale (leggi responsabilità).

Mi spiego. Essere ottimisti è da sempre un alleato al lavoro, alle performance, allo sviluppo di progetti; aiuta a meglio affrontare le tensioni e lo stress pianificando il futuro con maggiore volontà e governo. La differenza tra l’Homo sapiens e gli antenati è la prospettiva temporale che ha acquisito il suo cervello, quindi la visione di lungo termine che se tinta di azzurro porta a progettare, inventare, studiare obiettivi. Tuttavia, se non è ancorato alla realtà, l’ottimismo (finanche il sentirsi onnipotenti) rischia di essere più che uno stimolo, una benda che impedisce di percepire la realtà come tale, vanificando le nostre progettualità.

Ancora. Tenere uno sguardo lucido verso la realtà è fondamentale perché l’eccesso di ottimismo porta a ignorare gli aggiornamenti negativi oppure ad attribuirli agli altri –la famosa teoria degli alibi così ben spiegata da Velasco- impedendo comunque al progetto di procedere ricercando soluzioni a ostacoli che realmente esistono. Oppure porta ad apprezzare eccessivamente gli esiti favorevoli al progetto, allentando la tensione al risultato e allontanando il raggiungimento dell’obiettivo.
Essere realisti, quindi, è la chiave del successo che ho sempre creduto essere la linea di mezzeria.

Serve per mantenere equilibrio nel momento in cui dal progetto passo all’operativo, ad avere la sana sensazione di percorrere tutti gli step badando ai risultati ottenuti progressivamente e valutando sano/corretto perseguire piuttosto che ragionevole cambiare. Non esiste sfortuna e non esiste fortuna: esiste tenacia che incontra l’opportunità e i numeri che mi guidano.

Esiste un “desiderata” non un sogno perché al centro del progetto non ci sono io ma l’insieme di relazioni; idee; persone; prodotti; servizi; usi e costumi. E questo mi porta a non sottovalutare i rischi, ad essere cauta: che non vuol dire non avere passione ma credere a tal punto a un obiettivo commerciale da mettere in campo tutte le attenzioni, tutta l’ architettura organizzativa necessaria per realizzarlo.
Un piano razionale che prende forza gradualmente e dalla realtà.

E la mia bilancia ideale: nel medio termine, identifico gli obiettivi con ottimismo; nel quotidiano, realizzo i singoli progetti leggendo cifre e numeri; nei singoli confronti… a me la posa da supereroe!

Francesca Vasini, Export Senior Consultant Sinapsi Group

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